Su e giù, auto blu, dabu di dabu da

Puntata 43-bis

Ciao,

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  • Se ti interessa anche un po’ di old school blogging continua dopo la righina


Ho iniziato a scrivere questa puntata circa 5 settimane fa.

Poi sono finito oltre l’Orizzonte degli Eventi (spero di utilizzare bene questo concetto). Ogni volta che provo ad avvicinarmi a qualcosa da approfondire e raccontare sbatto contro questa superficie e torno indietro a mani vuote.

Che è una cosa strana per me che da anni seguo la Sacra Scuola di Crippa secondo cui “non è più necessario informarsi su niente per crearsi un’opinione inscalfibile su tutto”.

Negli ultimi (10?) anni uno dei valori del mio Brand è stato quella della Scoperta di Tendenze. In queste settimane così, alcune persone mi hanno rivolto una variante della domanda: il Dopo in cosa sarà diverso dal Prima? L’unico effetto prodotto è stato quello di arruffare il mio ego, ma mai di ricevere ricevere una risposta almeno coerente (ripensandoci mi sa che era proprio quello l’obiettivo – quindi grazie ♥️).

Perché come dice Cocker in Good Pop, Bad Pop parlando della Brexit:

I’m just as bored and dismayed by the situation as everyone else and have no special insight into how things will eventually end up

Inizialmente ho avuto un po’ di paura (“cosa ne sarà del mio Brand!”) poi però ho abbracciato questa nuova dimensione. Che sollievo osservare improduttivamente senza l’ansia di verbalizzare per evitare di svanire dei pensieri insightful, spiazzanti.

Questa serie si chiama “Filtrata, Mescolata”. Mi sono proposto allora di dare consequenzialità alla scelta non ragionata di dargli questo nome, seguendo il significato come fosse una prescrizione, ficcano tutto quello ha superato la mia personale Soglia della Curiosità™ senza troppe spiegazioni.

Infine: mi è stato fatto notare di essere saltato dalla puntata 41 alle 43. Un errore grave perché 42 non è un numero come gli altri, tipo il 28, ma la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto.

Infine-bis: per darmi un tono dalla scorsa puntata ho spostato questa micro-pubblicazione su Substack. Si è notato? Commenti?


HEEEEEEEEEY

Ok, iniziamo

— Se fossimo in un mondo parallelo dove sono io che ti pago per leggere una cosa, la mia scelta sarebbe di farti leggere → proprio questo link. Sono serio.

È una raccolta collaborativa di note che partono da una domanda che mi risuona molto: how much of what I’ve thought and written about on this site is even relevant now? Che – come suggeriscono – chiunque produce cultura dovrebbe farsela spesso.

Mette insieme delle premonizioni (sic) che mi risuonano moltissimo: stili di vita/culture, brand, spazi, intrattenimento, strumenti e piattaforme, politica.

Mi raccomando leggetelo per davvero.

— Alla prossima vi racconto poi una storia pazzesca su questa cosa.

— un po’ marketplace, un po’ critical design studio, un po’ movimento.

— Poi mi è successa una cosa strana. A fine marzo avevo letto questo memo di Nemesis in cui fanno l’autopsia alla Experience Economy (secondo loro RIP) e avevo fatto “Meh."

Non so perché poi due settimane fa l’ho riletto e mi è esploso in testa. È un work-of-art che riesce nell’impresa di curare in un racconto unico fenomeni e concetti descrittivi della vita che viviamo come consumatori, che tutti sappiamo istintivamente che sono collegati tra di loro solo non riusciamo mai a verbalizzare come. Experience economy, gentrification, premium mediocre, hype cultura (Vedi sotto), remix culture.

Screenshot dei passaggi che mi hanno fatto andare brrr.

Direzione creativa: remixare i significati creando l’impressione di novità.
La ricerca di quel gusto lì crea la gentrification.
Sminuzzare per rendere più markettabile. Semplificare per rendere palatabile.

Sto pensando di stamparmelo perché non riesco a trattenere tutte insieme le cose che dice senza doverlo ogni tanto andare a rileggerlo.

— Un progetto molto bello dell’Institute for Memetic Research & Development, che hanno questo sito qui, per discutere la politica monetaria della Federal Reserve.

— Il mondo sta affrontando – anche – un deficit di immaginazione sociale

We find it easy to imagine apocalypse and disaster; or to imagine new generations of technology. But we find it much harder than in the past to imagine a better society a generation or more into the future

Ricollegandomi a quello sopra, qua mi sento un po’ il canarino della miniera.

Le utopie, i programmi politici, le comunità modello, la narrativa, le arti visive (aggiungo io: la filosofia) servivano a questo ma ora no more.

La sua proposta è di creare un grande movimento che coinvolga più persone e organizzazioni possibili, e soprattutto quelle istituzioni che sarebbero deputate ma non lo stanno facendo più: fondi di ricerca, fondazioni, università e governi. 

Davide che me l’ha segnalato ci ha scritto un bellissimo articolo perché in realtà è molto di più di questo riassunto e vale davvero la pena leggerselo tutto.

— Ho preparato questa playlist che ha dentro le canzoni a cui sono più affezionato in questo periodo.

— Per rimanere in tema, bello questo tweet perché fa ridere ma anche riflettere. La canzone invece fa solo cagare.

Sembra un’iperbole invece è analisi testuale.

— La gestione delle scommesse illegali è da sempre il libretto di risparmio della Mafia a NY. Ora che tutti gli sport sono fermi la Mafia è in crisi. Che roba.

— Mi sono preso benissimo (o malissimo, a seconda dei parametri di valutazione) con TikTok, anche se per ora solo in modalità watcher. Il modo in cui la musica è snippettata e riutilizzata come base meme è incredibile. Ancora più interessante è il fatto di canzoni he sono prodotte per diventare base meme e quindi arrivare alla #1.

Per dire: l’hook del pezzo di Drake sono le istruzioni per il balletto.

Tanto per cambiare è un altro flip per l’industria musicale. Perché al posto dell’approccio top-down produzione>promozione>UGC abbiamo “songs can be tailored to meet overnight waves of demand that arose mostly independently”, una cosa come trend spontaneità virale>produzione>promozione. Allora cambia il modo in cui sono cercate, intitolate, create, gli artisti selezionati, etc.

Side note: questa cosa dei balletti è così gigante che qualcuno sta iniziando a pensare che sarebbe giusto un metodo di attribuzione ai loro autori/iniziatori, una cosa tipo : "musical works, including any accompanying words and dance moves are protected by the law”.

— “ASMR for guitarists” (desidero tantissimo il grembiule di pelle di Lars. Non saprei che farmene ma è fondamentale che lo abbia).

Nicolas Krief ritrae i lavoratori all’opera nella costruzione dei riti dell’arte. Ha l’effetto affascinante di profanare un momento sacro e di sacralizzare un atto profano.

Sono bellissime o no?

— I padrini dell’hype dicono che questa crisi seppellirà definitivamente la Hype Culture. Secondo loro è questione che non si può andare a stare in fila tre ore per un drop in-store, ma che forse la realtà ha superato il concetto di un oggetto il cui prezzo altissimo e il ciclo di vita cortissimo sono determinati solo dal motivo estrinseco di essere emersi dalla bolla giusta.

Oppure non è vero niente, che le mascherine Off-White che costavano 95$ ora le trovi a 380€ su StockX.

— C’è questo video che ha la mia età di Jaco Pastorius con la sua band in cui suonano come se Dio avesse le dita, amasse il jazz e si divertisse proprio a farlo.

— Venkatesh Rao ha iniziato a teorizzare un Rinascimento del testo as a medium. (curiosità: da qua ho preso l’iniziativa di passare a Substack).

— Questo fine settimana abbiamo concluso il più grande progetto della nostra quarantena di (ri)vedere tutti i film del Marvel Cinematic Universe in ordine d’uscita.

23 film per 2996 minuti complessivi di dolcissimo distaccamento dalla realtà.

Solo quattro di meno per poter dare tutto un altro senso al e “I Love You 3000” 😢


Alla prossima puntata