Premonitions parte 1

#44 – Rame, club di studio, sovrabbondanza cervelli, moda giovane e collabo

Ciao,

questa è Filtrata, Mescolata, la raccolta senza pretese e senza regolarità delle cose che mi hanno incuriosito.

2 pensierini prima di partire:

Il primo, citando Agaz che cita altri, è che il valore di un esercizio come questa newsletter non è nel contenuto che propone ma nella comunità che crea.

Il secondo è che mi sono fatto risucchiare dal concetto di “premonizione” al punto che voglio metterlo in uso e vedere come tiene.

Premonitions don’t exist, non vanno prese sul serio. Sono un gioco che consiste nel mettere insieme frammenti di informazioni parzialmente (o apparentemente non) correlati per indovinare quale tra i futuri possibili si realizzerà.

Il loro scopo però non è quello di prevedere cosa succederà, in altre parole, non hanno niente a che fare con l’Essere Vere. Hanno la funzione di di rendere più malleabile il presente. È un gioco ma serio.

Vediamo come va. E poi siccome era lunga, l’ho spezzata in due parti. Questa è la prima, la seconda arriva lunedì, stessa ora.


Playlist (consigliata) da lettura:

La più bella che ho assemblato da qualche mese a questa parte.


Istruzione

Falliscono le università private. Nascono club esclusivi per offrire alla wealthy next-gen le cose per cui servono le università private (networking + esperienze di vita + auto-determinazione). L’istruzione superiore in senso stretto si polverizza in collabo verticali con la formula “Content x Platform” (ex. Astronomia = Nasa x Apple, Marketing = Nike x Facebook, Design: MoMA x LVMH).

Sopravvivono professori-performer e nasce nuova categoria di influencer-formatori. Con la sovrabbondanza di persone iper-qualificate rilasciate università le organizzazioni pubbliche e private più veloci ad accaparrarsele sono quelle che diventano le incumbent dei prossimi 30 anni.

Comunità chiuse si auto-organizzano per gestire l’istruzione primaria. Fine dell’illusione dell’ascensore sociale.

Exhibits:

Le previsioni di Scott Galloway sul futuro delle università americane: sopravviveranno solo le “elite cyborg universities”.

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Fashion

Il rame diventa il materiale culto delle case di moda di lusso. Prima impiegato in modo post-ironico dai direttori creativi più sensibili, poi ironico da quelli più giovani e quindi in modo effettivo dai brand later adopter.

Diventa il nuovo poliestere e quello che il grafene non ha fatto in tempo a diventare. I conglomerati del lusso rilevano miniere di rame per assicurarsi accesso diretto alla materia prima e controllare il costo che è salito vertiginosamente.

La sua facilità di riciclo spiana la via alla diffusione di modelli circolari. Zara abbandona il business del fast fashion e trasforma i suoi negozi un network di co-working di prossimità e spazi per eventi culturali.

I marchi di alta moda diventano istituti di cultura con la finalità di gestire e valorizzare il loro archivio e quello dei suoi membri aderenti.

Exhibits:

Il giaccone da £895 di Vollebak composto per il 65% (11 chilometri) da filo di rame. Super stiloso, impermeabile, termo-regolante e potrebbe (sic) uccidere il Coronavirus.

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Tutti questi gadget per non toccare le superfici che su cui ci scrollate sopra su Instagram. [*Patent Pending]

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Maschera facciale con uno strato di rame lavabile e riutilizzabile.

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Nuovi prodotti cosmetici ai peptidi di rame sono come il Botox ma naturale. E costano parecchio.

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Occhio però che la Copper Development Association ci tiene però a precisare che ci sono prove limitate che le proprietà antibatteriche del rame valgano anche contro SARS-CoV-2 e che sono necessari ulteriori test.


Post scriptum: se leggendo gli ultimi episodi hai avuto l’impressione di una gran confusione di stimoli eterogenei, hai colto nel segno. Sono entrato in una specie di trance esplorativa un po’ cacofonica, solo che sono ancora nel messy middle e non ho ancora dove (o quando) spunterò fuori.

Alla prossima,